whatsapp image 2026-02-05 at 09.42.09 (1).jpeg
whatsapp_image_2026-02-05_at_13.26.56-removebg-preview

Basilica Santuario

Maria SS. della Coltura

whatsapp image 2026-02-05 at 09.40.46 (5).jpeg
whatsapp image 2026-03-06 at 16.26.57.jpeg
whatsapp_image_2026-02-05_at_13.26.56-removebg-preview - modificata

Basilica Santuario Maria SS. della Coltura

Ordine dei Frati Predicatori

Piazza Regina del Cielo, 1 - 73052 Parabita (LE)

Tel. 0833593217 - email info@madonnadellacoltura.it

www.madonnadellacoltura.it


facebook
youtube
instagram
phone
X
telegram
whatsapp
tiktok

Napoleone Pagliarulo

Napoleone Pagliarulo realizzò un'opera perfetta (la Basilica della Madonna della Coltura, ndr), un capolavoro di bellezza, di buon gusto, di delicatezza, opera gigante dalle fondamenta al campanile, dinanzi alla quale si resta soggiogati, pensieriosi e dalla quale a poco a poco si sprigionano folle di sentimenti, di passioni, visioni cariche dell'evo antico, fresche dell'età nostra.

Napoleone Pagliarulo nacque a Parabita il 26 maggio 1881. Fin da giovane mostrò la sua inclinazione all'arte, evidenziando es esternando la sua predilezione per il bello in alcuni disegni e bozzetti. I suoi genitori, e in particolare un prozio di cui portava lo stesso nome, compresero ed apprezzarono le qualità del giovane, ne coltivarono le doti naturali e lo esortano a proseguire gli studi. Frequentò il Liceo Ginnasio “Colonna” di Galatina (LE) e, dopo la maturità classica, varcò le soglie del Regio Istituto di Belle Arti di Firenze, ne frequentò i corsi regolari e il 17/07/1906 conseguirà la Laurea in Architettura con il massimo dei voti e l'attribuzione di una medaglia d'argento. Il neo-architetto preferì fermarsi ancora in Toscana e a Firenze per ampliare e completare la sua preparazione ed educazione artistica bevendo ad ampi sorsi a quella fonte limpida e perenne dell'arte che Firenze e la toscano conservano imperitura. A Firenze, Napoleone Pagliarulo conobbe la compagna della sua vita Luisa Bibbiani Conforti, diplomata in pianoforte, che egli sposò e condusse nella sua natia Parabita.

Rientrato a Parabita, il neo-architetto portava nel cuore e negli occhi quanto di più bello e significativo aveva assimilato e, gelosamente custodendo, ,iniziò la sua attività dimostrando originalità e bellezza nella realizzazione di alcuni lavori. Lo testimoniano il palazzo-castello Pio di Casarano (LE) e l'opera di restauro del Castello di Parabita.

Durante la prima guerra mondiale, compì il suo dovere di soldato e, alla fine di essa, tornò nella sua Parabita, dove, con quella umiltà che contraddistingue gli animi grandi e generosi, riprese e continuò il suo lavoro educando allievi che potessero aiutarlo nella sua attività.

Nel 1913, la Commissione costituita da un nutrito gruppo di parabitani che sentivano profondo amore e venerazione per la loro Protettrice, gli chiesero l'arduo compito di guidare il progetto di costruzione del nuovo tempio.

Potè meglio donare il suo insegnamento quando gli fu affidata la Presidenza della Scuola professionale di Gallipoli. Il 3 aprile 1926, l'architetto Pagliarulo veniva insignito, con decreto del Re Vittorio Emanuele III, del titolo di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.

Intanto, colpito da una grave malattia, le sue forze venivano meno e, all'alba del 18 settembre 1926, a soli 45 anni, chiuse la sua breve esistenza terrena.

Nonostante il breve periodo di vita, però, egli s'impegnò in una serie di progettazione, tra cui palazzi, chiese, opifici, monumenti, edicole funerarie e perfino mobili, che lo resero molto noto non sono nella sua terra natia, ma anche al di fuori del territorio regionale. Moltissime furono, infatti, le testimonianze di affetto di e di stima per la sua scomparsa. Tra queste, si ricordano gli elogi funebri del prof. Arturo Tomagnini di Querceta di Lucca, dell'ing. Gaetano Bonanno di Messina, del sig. Gabriele Monastero di Latiano e dell'On.le Guido Franco.

L'opera più importante dell'architetto Pagliarulo è, senza dubbio, il progetto della Basilica Santuario Maria SS. della Coltura, edificata nella sua terra natia, Parabita. L'On.le Guido Franco, che lo ha conosciuto personalmente, ha avuto modo di scrivere che: 

 

I motivi originali dell'arte romanica, prossimi alla natura e alla vita, commuovevano l'animo di Napoleone, come forse avevano commosso gli artisti di quell'epoca e ad ispirarne il contenuto. Cominciò così lo studio febbrile, appassionato, tenace per la creazione del tempio che, pur ricongiungendosi all'arte antica nostrale di un periodo splendido, dalla forma e dalla materia durature e grandiose, volle e seppe creare qualcosa di nuovo e di potente, seppe cioè dare quell'impronta del genio creatore che rende un'epoca universale ed eterna. La sua opera può dirsi originale giacchè l'architettura è ancora più slanciata, più bella, più elegante dell'architettura romanica e risente un poco del gotico. La chiesa della Coltura in Parabita, prodigiosa opera di Napoleone Pagliarulo, merita da sola un accurato studio che ne illustri particolarmente oltre che l'insieme tutti i meravigliosi dettagli interni ed esterni, che non soffocano mai la linea, ma che anzi le danno sempre maggiore risalto e bellezza armonica.

I capitelli (uno diverso dall'altro) rivelano oltre una conoscenza profonda della materia, una interpretazione tutta nuova.

Come l'arte romanica si avvicinava alla natura, così egli prende soggetti dalla nostra agricoltura per i suoi capitelli. Fronde d'ulivo, palme, fronte d'acanto furono tormentate e utilizzate nelle composizioni che ne uscirono rivelano tutta la sua arte e il suo carattere; sono le espressioni del suo ingegno, del suo talento, dell'animo mistico, idealista, sereno. Ebbe cura minuziosa di tutto, nessun particolare tralasciò. Superò difficoltà di spazio, con la creazione del campanile che fu costretto a farlo sorgere su pochissimo tratto e in forma rettangolare, giacchè il proprietario del terreno vicino non volle cedere quell'altro palmo di terra che sarebbe stato necessario perchè l'opera fosse perfetta. Lavorò, lavorò silenzioso, macerando lo spirito, offrendo il cuore come in olocausto mistico, per la sua arte soltanto, per la sua creatura bella disdegnando quasi quel poco denare col quale si pendava pagare questa suprema offerta di sè.